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Buyer Personas: chi sono gli utenti a cui ti rivolgi?

Buyer Personas: chi sono gli utenti a cui ti rivolgi?

Continua l’esercitazione sul campo dei corsisti di SEO4Beginners, il corso di MADD su SEO e Blogging. Durante lo scorso novembre, abbiamo avuto modo di leggere due articoli interessanti: il primo, in cui Anna Fuoti ci ha parlato dell’Inbound Marketing; il secondo, di Roberta Morina, dove abbiamo capito come bisogna URLare a Google. Oggi è il turno di Laura Leotta, che scrive questo articolo a quattro mani con Marialuisa. Una ragazza che non smette mai di mettersi in gioco. L’argomento del post? Le buyer personas.

Leggiamola un po’.

L’analisi delle buyer personas è uno strumento indispensabile per compredere le caratteristiche del pubblico a cui ti rivolgi. Conoscere i bisogni dei tuoi clienti potenziali, i loro interessi e desideri, è l’unico modo per migliorare la tua offerta. Del resto, se non hai idea di chi sia la persona che può incrociare la tua offerta, come fai a comunicare in modo efficace?

Nella comunicazione one to one, non essendoci alcuna mediazione, possiamo facilmente capire che effetto ha un determinato tipo di messaggio, o il tono di voce che adottiamo.

Nella comunicazione mediata, sul tuo sito web, il destinatario è sempre una persona, che però non vedi. Per capire come reagisce il tuo pubblico, puoi immaginarne i comportamenti, attraverso la misurazione del tempo di permanenza su una determinata  pagina, o la frequenza di rimbalzo. Ma si tratta di analisi che possono essere fatte solo a posteriori.

Se vuoi, invece, rendere la tua offerta commerciale davvero efficace, comprendere, a monte, interessi e desideri del tuo pubblico sarà determinante.

Se ad esempio, vendi corsi di formazione online sul digital marketing il tuo pubblico potrebbe essere costituito da :

  • aziende (responsabile marketing)
  • liberi professionisti (marketers che vogliono aumentare le proprie skill)
  • studenti desiderosi di formarsi (entry level)

Il tuo obiettivo è comunicare meglio con loro, creando dei messaggi personalizzati e, quindi, vendere di più. Studiare i potenziali clienti e orientare la loro decisione d’ acquisto è indispensabile per incrementare le vendite. I professionisti avranno bisogni e obiettivi diversi dai principianti: ecco perché un’offerta commerciale cucita addosso alle esigenze specifiche dei clienti sarà una scelta vicente.

L’identificazione delle buyer personas a chi serve?

Il lavoro che c’è dietro l’identificazione del cliente, o della tipologia di clienti, serve a:

  • aziende che vogliono capire in maniera approfondita i propri clienti
  • responsabili marketing affinché possano meglio direzionare le proprie attività di comunicazione del brand, dei prodotti e dei servizi
  • responsabili commerciali per far emergere le leve sulle quali essi possono agire in fase di contatto e trattativa con il potenziale cliente
  • web agency che vogliono avere un quadro chiaro ed esaustivo dell’audience cui si stanno rivolgendo, per realizzare un sito web e definire un piano editoriale social.

In generale possiamo dire che serve a chiunque abbia come obiettivo quello di comprendere meglio il proprio pubblico, e rendere più efficaci i propri messaggi.

Come definire le buyer personas?

Per costruire le buyer personas devi focalizzare l’attenzione sui tuoi utenti. Chi sono i clienti della tua azienda? Che età hanno? Quale potrebbe essere la loro storia personale? Hanno figli? Che storia lavorativa hanno? Cosa li spinge ad acquistare il prodotto? Quali sono le problematiche e le motivazioni che li fanno desistere a non acquistare?

Le risposte a queste domande, ottenute attraverso una survey al cliente, oltre che la consultazione di dati storici dei reali acquirenti, concorreranno a creare l’identikit del nostro cliente.

Dopo aver raccolto tutte le informazioni, puoi tracciare un profilo dettagliato, che tenga in considerazione i temi a cui è interessato,  le parole chiavi che cerca online, i canali digitali che usa, oltre a i punti di contatto possibili, tra questo e l’azienda.

Naturalmente, più dettagliata è la descrizione, meglio si costruisce l’identikit del cliente ideale. Attraverso questo modus operanti i tuoi messaggi saranno rivolti ad un pubblico specifico. Dovrai creare infatti, messaggi specifici per ciascuna buyer personas. Solo così, il cliente si potrà identificarsi e avrà maggiore attenzione al messaggio. Tu, quindi, avrai maggiore probabilità di catturare la sua attenzione.

Quando condurre un’analisi delle buyer personas

Prima di qualunque progetto di comunicazione. La risposta è semplice. Prima di proferire parola devi sapere a chi stai parlando. Allo stesso modo, prima di pensare a promuovere i tuoi prodotti o servizi, condurre questa analisi è indispensabile per avere un quadro chiaro dei tuoi clienti tipo.

Questo ti renderà consapevole dei loro bisogni e dei problemi a cui dovrai rispondere per intercettare la loro attenzione.

Crea presentazioni efficaci con la facilitazione grafica

Crea presentazioni efficaci con la facilitazione grafica

Questo articolo nasce come esercitazione, successiva al corso SEO4Beginners, tenuto a novembre da Marialuisa e Giovanni. I risultati di un buon corso si vedono sul lungo periodo. E questo è il risultato dell’applicazione delle tecniche di scrittura che MADD mi ha trasmesso. Gabriella Seminara, ci racconta come la facilitazione grafica possa arricchire e rendere più efficaci le tue presentazioni aziendali.

Cos’è la facilitazione grafica?

facilitazione graficaLa Facilitazione grafica è la traduzione simultanea di un discorso in immagini. È un metodo di riduzione della complessità. Cattura il flusso conversazionale in forma grafica. Un’ulteriore prospettiva. Una dimensione visiva per pensare, capire, riflettere e co-progettare.

Si è sviluppata negli anni ’70 nel mondo anglosassone. Per aiutare i lavoratori del settore affari e industria a lavorare più efficacemente insieme, soprattutto durante le riunioni dedicate ad argomenti, obiettivi, progetti o idee particolarmente importanti.

Chi è il facilitatore grafico e qual è la sua funzione in una presentazione aziendale

Ti è mai capitato durante le conferenze di vedere una persona che disegna per tutto il tempo? Ecco quello è il facilitatore grafico. Un professionista che usa le immagini per mappare conversazioni in tempo reale.

Attraverso la creazione di narrazioni visive, basate sull’associazione tra immagini e parole chiave, facilita la comprensione e la memorizzazione dei contenuti. L’interpretazione visiva e la capacità di sintesi sono le sue competenze principali.

Durante una presentazione aziendale, anche mentre scorri le slide su powerpoint, il facilitatore grafico tradurrà le tue parole in disegni, semplificando le informazioni senza banalizzarle. Il pubblico, in questo modo, seguirà con maggior coinvolgimento il tuo discorso, supportato dal facilitatore grafico.

Le tecniche della facilitazione grafica

Le tecniche della facilitazione grafica sono 3: graphic recording, video scribing e mindd map. Di seguito, vediamo in che ambiti si applicano e come funzionano.

  • Il graphic recording prende forma nello stesso momento in cui si svolge l’evento. Si dimostra un utile strumento di comunicazione per convention, presentazioni pubbliche, conferenze, eventi, meeting e workshop. Ciò che comunicano gli speaker prende vita graficamente, rendendo le presentazioni molto coinvolgenti.
  • Il video scribing è un’attività di storytelling a grande impatto visivo ed emotivo. Usando un mix di illustrazione, videografica, tecniche di stop-motion e suoni, con il video scribing raccontiamo una storia in modo divertente, coinvolgente ed efficace. Si tratta di un eccezionale strumento di differenziazione per chi si occupa di formazione, comunicazione e marketing; un utile alleato per sintetizzare in maniera efficace i messaggi, le informazioni e le istruzioni, facilitando la comprensione e il coinvolgimento del pubblico presente.
  • Mindd mapp, ossia quando le immagini aiutano nella comprensione e nell’esplicitazione di concetti anche complessi. Attraverso la composizione di mappe mentali, mediante lo studio del lettering, l’uso del colore, l’adozione di disegni, simboli e metafore visive, si migliorano i processi di comprensione e di concettualizzazione visiva per aziende e team di lavoro.

Facilitazione grafica anche a scuola

didattica facilitataLa facilitazione grafica, inoltre, può essere considerata un processo importante per l’educazione. Anche per studenti, come metodo di rielaborare contenuti in un modo più personale e creativo; per gli insegnanti, invece, come strumento per lavorare, insieme, in diverse discipline.

Usare associazioni più appropriate, tra figure e parole, potrebbe aiutare a ridurre il carico di lavoro cognitivo. Non solo a beneficio di studenti con disturbi dell’apprendimento, ma per l’intera classe, specialmente nei contesti in cui i ragazzi provengono da background diversi e il ruolo predominante del testo scritto e lineare può rappresentare una barriera più che un elemento di integrazione.

Riuscire a disegnare e presentare quello che si pensa è un esercizio di approfondimento e riflessione che apre a nuove e diverse prospettive, offre punti di vista non esplorati per crescere, cambiare e innovare.

Rendi memorabile il tuo evento

Come pubblicare un testo a prova di refuso

Come pubblicare un testo a prova di refuso

Il tuo ultimo articolo per il tuo blog è pronto. Hai appena cliccato su “Pubblica” e ti appresti a condividere il frutto del tuo estro sui tuoi canali social. Il post è perfetto: un headline d’impatto, un contenuto utile e di qualità e un’ottimizzazione SEO impeccabile. Eppure, il tuo sesto senso percepisce puzza di bruciato. Che potrà mai essere? Io un’idea l’avrei. Hai controllato che il tuo articolo sia a prova di refuso? Hai effettuato una revisione del testo?

refusi

Ecco, questo articolo parlerà di refusi e di come combattere questa piaga che avvilisce ogni blogger/copywriter. Sì, anche io che sto scrivendo questo post non ne sono immune. Fammi un favore: se noti errori di alcun tipo, scrivi pure nei commenti. Ti offrirò un caffè per ogni refuso da te sgamato!

Detto questo, vediamo come individuare refusi ed errori da penna blu, presenti (eventualmente) nel tuo ultimo articolo. Nove step che, se avrai l’accortezza di seguire, ti eviteranno “figuracce” o, peggio ancora, una lamentela dal tuo cliente. Se gestisci un blog aziendale, sai benissimo che gli errori non sono concepibili, e ogni articolo da te consegnato, DEVE essere perfetto.

#1 Scrivi in brutta copia

ricopiare in bella copia

Ricordi il compito in classe d’italiano? Io, per limitare errori dovuti alla distrazione, scrivo sempre in “brutta copia”, su un foglio di carta. Proprio come a scuola. Modifico periodi, ne taglio altri e inserisco note per eventuali link interni ed esterni. Questo procedimento serve a individuare eventuali refusi e a porne rimedio. Una mappa mentale cartacea che profuma d’inchiostro.

#2 Copia su WordPress

eliminare gli errori

Una volta scritto l’articolo in “brutta copia”, bisogna inserirlo all’interno del nostro blog (o in quello aziendale di un nostro cliente), utilizzando un CMS. Io, come la maggior parte dei blogger, utilizzo WordPress.

Ricopiare il testo in “bella copia” è la seconda parte della mia revisione a strati. A questo punto avrai sicuramente trovato diversi errori. Qualcosa, però, potrebbe essere rimasta. Una piccola macchia che si nota appena, ma che un occhio attento non può farsi scappare.

Ecco per trovare questa macchia dovrai rileggere il tuo articolo con occhi diversi. Che significa? Prova a leggerlo come se non fossi tu l’autore. Soffermati, inoltre, a leggere le singole parole piuttosto che i periodi. D’altronde, quelle 1500 parole che hai scritto dovrai pur rileggerle, ne convieni?

#3 Usa un correttore automatico

revisione a strati

La revisione è quasi ultimata. Al tuo articolo serve giusto un ultimo controllo ortografico e una rilettura, a voce alta, su carta stampata.

Per il controllo ortografico, ti suggerisco il sempre verde Microsoft Word. Ti basterà copia-incollare il tuo testo e attivare la funzione relativa al controllo ortografico. Saranno evidenziati, in rosso, gli errori ortografici e, in verde, parole e periodi che necessitano di punteggiatura o di un controllo sintattico.

Attenzione, però, il correttore non è sempre la soluzione più efficace, in quanto non riesce a contestualizzare le parole contenute all’interno di una frase.

Esaminiamo la frase precedente, ipotizzando tre possibili scenari:

  • il correttore non è sempre la soluzione più efficace, in quanto non riesce a contestualizzare le parole contenute all’interno di una frase
  • il correttore non è sempre la soluzione più efficace, in quanto non riesce a contestualizare le parole contenute all’interno di una frase
  • il correttore non è sempre la soluzione più efficace , in quanto non riesce a contestualizzare le parole conteunte all’interno di una fase

Nel primo scenario, tutto corretto, nessun refuso in vista. Nel secondo caso, invece, un controllo ortografico automatico ti segnalerebbe la z mancante in contestualizzare, così come l’errore (tragicomico) della terza frase: conteunte.

Ora, osserva nuovamente i tre esempi precedenti, e dimmi se noti qualcosa di errato. Io, intanto preparo un caffè.

Passano gli anni, i mesi, e se li conti anche i minuti

Pausa caffè terminata. Trovato il refuso? Esatto, si tratta della parola “fase“.

Il correttore automatico, in questo caso, non segnalerebbe la svista, in quanto fase è una parola del nostro vocabolario.

Detto questo, passiamo al prossimo step.

PS → Esamina ogni riscontro fornito da Word e correggi eventuali errori.

#4 Stampa l’articolo

revisionare un articolo

Adesso non ti resta che stampare il tuo documento (o visualizzarlo in modalità lettura) e rileggerlo per l’ultima volta. Questo passaggio è molto importante perché la lettura attraverso la carta ci risulta più semplice, chiara e veloce. Per i documenti brevi, puoi anche farne a meno, ma quando si tratta di revisionare pagine e pagine di file testuale, la stampa è l’unica via. Potrai segnare a penna tutti i refusi, e correggerli in un secondo momento.

Seguendo questi 4 punti, il tuo articolo non dovrebbe presentare alcun errore di distrazione. Perché dico dovrebbe? Semplicemente, perché ognuno di noi ragiona, scrive e sbaglia in maniera differente. L’unica cosa che ci accomuna è la capacità di autocompletamento linguistico. No, non è una supercazzola. È una funziona cognitiva del nostro cervello che ci permette di leggere testi completamente errati, per il semplice motivo che percepiamo le parole in un insieme, riuscendole a contestualizzare e autocompletare.

Ti sarà capitato n-volte di vedere sullo stream di Facebook testi del genere:

autocompletamento linguistico

Sì, lo puoi risolvere con un correttore automatico, è vero. Ma abbiamo visto come non sia affidabile al 100%. Puoi anche stampare il documento, ma potresti comunque leggere una parola per un’altra. In questo caso, vale indubbiamente il secondo consiglio che ti ho dato, all’inizio di questo articolo, ossia di leggere le singole parole, piuttosto che i periodi.

Ma per lavorare ancora meglio, ho un altro piccolo consiglio da darti.

#5 Leggi al contrario

Per evitare che l’autocompletamento linguistico si verifichi, oltre leggere le singole parole, sarebbe oppurtuno leggerle al contrario. Parti dall’ultima parola del testo e procedi la lettura da destra verso sinistra.

Esempio: sinistra verso destra da lettura la procedi e testo del parola ultima dall’ parti.

Sì, mi rendo conto che possa essere fastidioso, ma, credimi, lo è di più pubblicare un articolo con anche un paio di refusi.

Questo è quello che posso suggerirti per evitare errori di distrazione. Per gli orrori linguistici, ahimè, non esiste una guida. Posso darti solo un consiglio: quando hai un dubbio – la lingua italiana è complessa – non sopprimerlo. Piuttosto, sfrutta ciò che ha permesso all’uomo di evolvere: la curiosità.

#6 La curiosità non è donna, è umana

individuare refusi

Controlla su Google o consulta il tuo storico “Devoto-Oli“. Se non dovesse bastare, chiedi. Non ti nascondo che, a volte, ho qualche problema legato alla punteggiatura. Spesso, mi basta una rilettura attenta, altre volte, invece – per essere ancora più scrupoloso – cerchio ogni singolo segno di punteggiatura. Questo mi obbliga a tornarci in un secondo momento e a domandarmi se sia o meno al posto giusto, o se può essere bellamente eliminato.

Chiaramente, questo accade solo se stampo l’articolo. Viceversa, mi limito a ringraziare Bill Gates e Microsoft Word. Le ultime versioni sono davvero una bomba. Ti consiglio di provarle.

Questi cinque passaggi sono alcuni accorgimenti che utilizzo per evitare errori in pubblicazione. Il lavoro, però, non è finito.

#7 Devi lavorare “di fino”

revisione a strati efficace

Per pubblicare un articolo che riesca a soddisfare il cliente (e te stesso), oltre ad essere a prova di refuso, deve essere di qualità. Per questo, al momento della rilettura, soffermati a controllare e organizzare il contenuto: hai scritto tutto o hai perso, tra una virgola e l’altra, un concetto importante? Il passaggio da un periodo all’altro è logico e fluido? Le conclusioni ti convincono?

Per tenere tutto sotto controllo, ti consiglio di creare una scaletta – scritta, non mentale – dove organizzare il lavoro.

E per carità, verifica sempre le fonti.

Le fonti devono essere verificate, citate (o rimodulate) e, qualora potesse servire ad arricchire l’esperienza del lettore, riportate attraverso le pagine web di riferimento.

Quando al “rimodulate”, spesso, tra colleghi nascono diatribe legate all’originalità di un testo. Per quanto mi riguarda, quando si tratta di scrivere un post di grammatica spagnola, la creatività consiste unicamente nell’affrontare l’argomento in maniera differente, magari affiancando lo studio di un verbo a una canzone particolare. Insomma, le regole sono quelle, quindi c’è poco da essere originali, ma si può (e si deve) raccontare tutto, attraverso una chiave di lettura differente.

Essere originali non significa necessariamente produrre qualcosa dal nulla, ma essere in grado di rielaborare e trovare una chiave di lettura differente.

#8 Controlla la grammatica e migliora lo stile

evitare figuracce

Una consecutio temporum sballata, una proposizione errata, o un accento invertito possono essere notati fin dalla prima lettura. A volte, invece, non ne bastano cento. Io, quando ho un dubbio, controllo la cara e vecchia grammatica.

Una volta che avrai epurato il tuo testo da ogni forma di errore e svista grammaticale, puoi concentrarti sullo stile. Taglia tutto ciò che è ridondante: le parole inutili, gli avverbi – pesanti come macigni – e cerca di semplificare il tuo testo. In generale, se puoi esprimere un concetto con quattro parole invece che cinque, fallo. È meglio.

#9 Formattazione e proofreading

revisione di un testo

La divisione dei capoversi, la scelta dei grassetti (non grassettare SOLO le keywords, te ne prego) e dei corsivi, e il filo logico dei tuoi H2, gioca un ruolo importante. Guidano il lettore, attraverso le tue parole, al messaggio che vuoi comunicare. Cerca di dedicare una parte della tua revisione a strati anche alla formattazione del testo.

Il proofreading, invece, è la caccia al refuso una volta che reputerai il tuo articolo pronto alla pubblicazione. Io ho la fortuna di avere un lettore speciale che, in anteprima, legge i miei articoli quando sono ritenuti pronti dal sottoscritto. Per correggere i tuoi testi, coinvolgi un amico, la tua morosa, tua zia, il tuo cane, ma non farlo da solo. Come scrive Luisa Carrada, nel suo libro Lavoro, dunque scrivo!, citando Carol Fisher e il suo The subversive copy editor:

Chi ha scritto il testo è il peggior correttore di se stesso.

Quindi, cerca di trovare un “revisore di fiducia”.

Adesso, sei pronto a pubblicare!

La revisione a strati è conclusa: inserisci le immagini, opportunamente ottimizzate, controlla l’url, tag title e description. Ecco, ora puoi cliccare su “Pubblica”.

Refusi: il tuo vademecum

Bene, questo era il mio vademecum per individuare errori legati alla distrazione e correggerli. La tua revisione a strati quali step prevede? Condividi le tue tecniche nei commenti.

Web Copywriting: 11 consigli per sviluppare un testo persuasivo

Web Copywriting: 11 consigli per sviluppare un testo persuasivo

Ti capita mai di guardare il tuo sito web e di pensare che manchi qualcosa, che si possa migliorare? Migliorare. Una parola molto bella, ricca di significato. Ma come puoi migliorare il tuo sito internet? I tuoi prodotti sono fantastici, la veste grafica è accattivante, e tutto sembra funzionare per il meglio. Però, i testi delle tue pagine istituzionali convertono? Sono stati scritti cercando di risolvere un problema, o parlano solo di te, con il vano tentativo di vendere qualcosa?

Ecco, questo è quello che puoi (e devi) migliorare, se vuoi diventare un punto di riferimento per la tua nicchia di mercato. E se assumere un professionista del web copywriting non rientra nei tuoi piani, non temere, in questo articolo voglio darti alcune dritte per scrivere dei testi adatti al tuo business.

Comprendi il tuo pubblico

telefono senza fili

Sei hai un sito internet, hai anche un prodotto da pubblicizzare e vendere. Se mi sbaglio, chiudi pure questa pagina, non c’è nulla che possa suscitare il tuo interesse qui. Viceversa, per vendere devi prima comprendere il tuo pubblico; conoscere i suoi interessi e le sue esigenze.

Chi compierà l’azione o, in altre parole, chi comprerà il tuo prodotto? Chi ti invierà una mail, richiedendo informazioni? Michela, casalinga di Voghera, o suo marito Mario, gestore di un ristorante?

Questo è fondamentale per indirizzare i tuoi contenuti, e attrarre i tuoi potenziali clienti.

Se non riesci a comprendere come spingere il tuo business, e come connetterti al tuo utente finale, non farai molta strada. Del resto, la concorrenza è spietata.

Vendi la soluzione, non il prodotto

cubo di rubik

Quando le persone hanno un problema, cercano una soluzione. Dimostrare di conoscere il problema, e sapere come aiutarli a risolverlo, garantisce l’immediata creazione di un rapporto e crea interesse vero. Questo genera risultati migliori del semplice sbattere in faccia alle persone dei contenuti fine a se stessi e alla stregua dello spam.

Le pagine dei tuoi servizi vendono la soluzione, rispondendo in modo concreto o cercano di piazzare il tuo prodotto, con goffe parole di effetto? Se stai continuando a leggere, probabilmente, ti trovi ad affrontare ogni giorno il secondo scenario, ottenendo come unico effetto, un traffico semi assente o un tasso di conversione che rasenta lo zero.

Cambiare rotta, e di conseguenza modo di pensare, potrà solo farti del bene.

Dai una risposta

test a scelta multipla

Le persone hanno trovato i tuoi contenuti ponendosi una domanda precisa. Quella domanda può variare a seconda di cosa stai scrivendo, ma devi essere tu a sapere di cosa si tratta e a rispondervi subito, all’inizio del contenuto. Quale promessa stai facendo nella tua prima frase? Assicurati di accompagnare le persone con il tuo discorso e di dimostrare loro che sai cosa stanno cercando.

Ponendo a Google (o a qualsivoglia search engine) una domanda specifica – in gergo query – è possibile visualizzare centinaia di risultati, dove ognuno di noi può trovare quello che sta cercando.

  • Come promuovere un ristorante online
  • Come allestire un negozio di abbigliamento
  • Differenze tra lampada alogena o a led

Questi sono tre esempi di query. Tre problemi possibili, a cui tu devi dare una risposta. Che tu abbia un cash&carry da promuovere o un’azienda di lampade a LED, il percorso da seguire è sempre lo stesso: scrivere un contenuto che dia una risposta. In tre parole: contenuto di qualità.

Cattura l’attenzione

catturare l'attenzione

La frase iniziale è il fattore più importante in assoluto quando qualcuno deve decidere se cliccare su un tuo contenuto. Fallo svettare sugli altri, fai una promessa, dai alle persone un assaggio di quello che troveranno. Poi, dopo il primo paragrafo, mantieni la tua promessa.

[clickToTweet tweet=”Il #contenuto deve entrare in sintonia con il pubblico” quote=”Il #contenuto deve entrare in sintonia con il pubblico”]

Sottolinea i vantaggi

C’è una grossa differenza tra caratteristiche speciali e vantaggi. Illustrare i vantaggi del tuo prodotto attira più utenti, mentre parlare delle caratteristiche può essere interessante solo per pochi. Assicurati, quindi, di fare un buon lavoro quando parli dei vantaggi. Calati nei panni del tuo cliente potenziale, e non cercare di vendere il tuo prodotto. Piuttosto, offri una soluzione. Nel farlo, concentrati sui plus che contraddistinguono il tuo prodotto/servizio, e dai risposte concrete, partendo da domande che faresti tu.

Racconta una storia

coinvolgere con lo storytelling

La chiave per fare sì che le persone tirino fuori il portafogli per comprare quello che vendi, risiede nell’emozione. Le persone si ricordano di una bella storia, specialmente se li fai ridere, piangere, o spaventare. Le persone si identificano e legano con altri, grazie alle esperienze vissute.

Una buona storia umanizzerà il tuo contenuto. Come è stato usato il tuo prodotto per risolvere il problema di qualcuno? Come hai iniziato questo business? L’arte del raccontare storie, con un tocco narrativo, aiuterà a tenere vivo il tuo prodotto.

Ecco un esempio → Life is color – Pagina Chi Siamo di Malinishop.com (un eCommerce di prodotti artigianali indiani).

Usa i dati

Il ruolo dei dati, nel web copywriting, è quello di rendere più incisive le tue affermazioni e sostenere il tuo marchio o prodotto. In altre parole, aggiungono valore. Sì, è vero. Le persone ricordano più facilmente le storie che i dati. Eppure, il ruolo che hanno i numeri, in questo caso, è estremamente importante. I dati, infatti, riescono a convincere qualcuno a comprare.

Mostrare con i fatti (e non con belle parole) ciò che hai realizzato e ottenuto è uno dei passaggi verso il processo di conversione. Usalo a tuo vantaggio.

Resta concentrato e sul bersaglio

concentrati sul bersaglio

I tuoi contenuti devono avere un obiettivo preciso. Tutto ciò che si discosta da quell’obiettivo dovrebbe essere eliminato. Puoi usarlo da altre parti se ti torna utile, ma ricordati di non divagare. 

Impara come sfruttare la lunghezza del pezzo

Non c’è nulla di male di un bel long post (o testo lungo). Se parli di qualcosa che ha bisogno di un discorso lungo cerca sempre di scrivere in maniera da generare interesse costante. Le persone non scappano quando trovano una storia interessante o delle informazioni utili.

Ricorda, è la storia a determinare la lunghezza del pezzo.

Visualizza

I tuoi lettori vogliono passare in rassegna le informazioni della tua pagina in maniera rapida. Puoi aiutarli rendendo le tue pagine adatte allo scopo. Scegli delle belle foto, aggiungi un grafico o due, utilizza parole chiave, paragrafi brevi, sottoparagrafi, liste… Tutto questo può rendere il tuo testo di più facile consultazione.

Smettila di parlare arabo

come farsi comprendere

Sfortuna vuole che tu ne sappia di più del tuo prodotto di quanto non ne sappia il consumatore, il che è anche ovvio. Questo però non deve diventare motivo per ricordare loro quanto tu sia bravo e intelligente, utilizzando termini tecnici poco comprensibili per chi non ne sa quanto te.

Se chi legge non capisce cosa tu stia dicendo, difficilmente continuerà a farlo. Usare parole difficili non serve a nulla, se non a dare motivo al lettore di bloccarsi (e di abbandonare il tuo sito web).

Conclusioni

Ti ho dato alcuni consigli per far decollare il tuo business sfruttando il web copywriting. Adesso tocca a te metterli in pratica, farti conoscere, acquisire lead e aumentare i fatturati.

Se cerchi qualcuno che possa fare tutto il lavoro sporco al posto tuo, contattaci. Raccontaci la tua storia, parlaci del tuo prodotto, e insieme costruiremo un progetto adatto alle tue esigenze.

Riflessioni sullo stato del content marketing nel 2016

Riflessioni sullo stato del content marketing nel 2016

Oggi voglio parlarti del nuovo report di Hubspot  e Smart Insight, sul Content Marketing in Europa nel 2016.
Ogni anno, HubSpot e Smart Insights lavorano insieme alle aziende europee per stabilire lo stato del content marketing in Europa. Questo lavoro è utile a chi si occupa di marketing per comprendere quali siano i trend del settore, e identificare eventuali aree di miglioramento.

Content Shock: ne hai mai sentito parlare?

content shock

Se sei un addetto ai lavori, sei abbastanza consapevole del ruolo che hanno i contenuti nella tua strategia di marketing. La tendenza, già in atto da qualche anno, vede l’intero settore molto impegnato nella produzione di contenuti per il web. Con il relativo aumento della concorrenza.

In sostanza, fai molta più difficoltà a distinguerti oggi, che non 2 anni fa. Nel 2014 il web era uno spazio relativamente poco affollato, e c’erano circa un terzo dei blogger attuali, per non parlare di produttori di podcast, videomaker, pinner Pinterest, Instagrammer e fotografi. Diversamente, oggi, dobbiamo fare i conti con l’iper-produzione di contenuti online.

I contenuti disponibili raddoppiano in un periodo che va da 9 a 24 mesi, mentre la tua capacità di consumarli ha un limite. Anche se consumi contenuti continuamente, grazie all’uso costante dello smartphone, il tuo tempo ha un limite.

Questa situazione, se la analizzi da un punto di vista economico, come rapporto tra domanda e offerta, produce un fenomeno chiamato “Content Shock“: una situazione in cui l’offerta di contenuti sta esplodendo in maniera esponenziale, mentre la domanda è sempre la stessa, fa sì che le aziende debbano pagare perché i propri contenuti raggiungano i propri lettori. Pagare. Hai capito bene.

Contenuti alla ricerca della visibilità perduta

visibilità online a pagamento

Per essere visibile in SERP occorre pagare: un seo-copywriter che, ad esempio, sia in grado di dare visibilità e valore aggiunto ai tuoi contenuti, scrivendo in maniera SEO friendly. Ma potrebbe non essere sufficiente.

Nella creazione di contenuti utili per i tuoi utenti, preoccupati anche del modo in cui questi sono catalogati all’interno del tuo sito, di quale sia la strategia di marketing adottata. Produrre articoli “a mitraglia”, potrebbe non essere sufficiente per mantenere il numero di lettori che hai sul blog, ma è innegabile che avere una buona frequenza di pubblicazione, aiuti.

Pensa a quei settori come il turismo: non è per nulla semplice avere visibilità su argomenti ad alta concorrenza, sui quali i tuoi concorrenti sono presenti e radicati. Occorre una buona strategia, tanto studio e un po’ di perseveranza.

Oppure, puoi sempre investire budget in inserzioni sponsorizzate. Per avere visibilità sui motori di ricerca, sceglierai AdWords, oppure i network pubblicitari alternativi come Criteo, Rubiconproject, Coud.IQ, Ebay Enterprise e tutti quei canali nati grazie al Real Time Bidding.

Moltissimi di questi network sono costosi (per avere successo si parla di una spesa mensile di migliaia di euro, che non tutti possono permettersi), e tutti, o quasi, sono caratterizzati dal sistema del remarketing, ovvero, tracciano gli utenti già passati dal tuo sito, a cui ripropongono i contenuti della tua campagna. A pagamento. Se hai poche visite sul sito, l’efficacia della campagna, te lo dico, sarà bassa.

Su Facebook, invece, potrai fare affidamento su AdRoll, Facebook exchange o Perfect Audience. Ma, anche qui, nulla è scontato. Anzi. Per esperienza, posso dire che, non solo la portata organica di un post su Facebook è diminuita drasticamente nell’arco dell’ultimo anno, ma anche la visibilità a pagamento si è ridotta drasticamente.

Moltissime aziende, allettate dal costo potenzialmente basso delle inserzioni, e dalla semplicità di utilizzo, hanno, letteralmente, invaso il network. Il risultato è che, se vuoi una reale visibilità, devi pagare di più, in alcuni casi molto di più, rispetto allo scorso anno. Un utente medio può vedere nel proprio newsfeed, oltre 1500 post. Troppo! Ridurre il numero dei post per aumentare la visibilità di ciò che davvero interessa all’utente sarà la vera sfida di Zuckerberg? Se puoi smentirmi, ti prego, fallo!

In tutti questi casi, otterrai un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, che sarà legato esclusivamente alla campagna a pagamento. E tu non puoi pagare a vita. Non è vero?

Content marketing e content shock: cosa fare?

Panico da iperproduzione di contenuti online

Secondo Nielsen, la quantità dei contenuti che consumiamo ogni giorno è cresciuta da 2 ore al giorno nel 1920, a quasi 11 ore, al giorno d’oggi. Ma non è tutto. Si prevede che la quantità d’informazioni sul web crescerà con un tasso del 500% nei prossimi cinque anni. Per capirci: internet tra soli 5 anni sarà circa 5 volte più grande rispetto ad oggi. Impressionante, no?

Ecco, se l’equazione domanda-offerta sarà così sbilanciata da qui a breve, come accade in qualunque sistema economico, cosa ti aspetta?

  1. Diminuirà il valore dell’offerta, che sarà inflazionata;
  2. dovrai aumentare la qualità della tua offerta di contenuti, investendo, tempo o denaro, a seconda che tu sia un addetto ai lavori o un’azienda;
  3. dovrai pagare perché i tuoi contenuti siano visti dai tuoi lettori.

Di contro, il rischio è perdersi nel mare magnum del web. Il fenomeno del content shock, sia chiaro, impatta in maniera assolutamente diversa i singoli settori merceologici, le imprese e le varie nicchie di mercato.

Aumenta la qualità dei contenuti

Content Shock? Studia

Ciò che puoi fare, a prescindere dal tipo di azienda per cui lavori, e dal settore di riferimento, è migliorare la tua strategia, investire in formazione, affinare le tecniche che utilizzi nella creazione di un piano editoriale o nello studio del mercato e delle tue buyer personas. Cerca di ottimizzare ogni step avendo sempre presente i vari stati del buyer’s journey, e cercando di organizzare i tuoi contenuti sulla base delle caratteristiche dei tuoi prospect.

Contemporaneamente, devi curare il tuo network, attivando collaborazioni e partnership, in grado di renderti popolare nella tua nicchia di mercato, dovrai essere in grado di valutare i risultati delle tue attività di marketing. Misura il ROI e investi su quelle forme di divulgazione a pagamento, di cui non possiamo più fare a meno, in maniera oculata. Fai attenzione a non spendere più di quanto effettivamente ottieni. Questo non è sempre semplice, me ne rendo conto.

Questo modus operandi potrebbe fare la differenza. Magari non oggi, ma certamente domani.

Qual è lo stato del content marketing, oggi, in Europa?

report content marketing 2016 HubSpot

Per dimostrarti quanto hai appena letto voglio proporti un’infografica che riassume lo studio, molto interessante, condotto da Hubspot e Smart Insight, sullo stato del content marketing in Europa. È da qui che ho tratto ispirazione per scrivere questo articolo.

Vuoi leggere il report nella sua versione originale? -> ecco il link per il download

Come potrai vedere, blog post ed email marketing sono le forme più efficaci di promozione per un’azienda, oltre che le più usate (ed economiche aggiungerei), seguite da infografiche e long form, video, webinar, forum, quiz, games e strumenti interattivi (tra cui le App).

Sono tutti contenuti, questi, che hanno costi di produzione. In termini di tempo e denaro. E non tutte le aziende investono in ugual misura in ciascuna delle suddette tecniche di produzione di contenuti. È più semplice scrivere un buon articolo, che produrre un video davvero buono. Ma, ciò potrebbe non essere valido il prossimo anno. I cambiamenti tecnologici hanno implicazioni non trascurabili. Questo, immagino che tu già lo sappia.

[infogram id=”JiNWkuoEGrI4wRc8″ prefix=”qnG” format=”interactive” title=”Lo stato attuale del content marketing in Europa”]

Con questo articolo vorrei ribadire, ancora una volta, che l’unica arma che hai per mantenere l’efficacia del tuo lavoro è studiare. Ritaglia del tempo per te, e per il tuo cervello. Farlo è importante, e non implica necessariamente una seduta relax al centro benessere, e nemmeno 40 minuti al giorno di fronte alla tua serie tv preferita. Per quanto queste attività abbiano un’importanza non trascurabile, per crescere professionalmente, aggiornati e comprendi il mercato in cui lavori.

Produci contenuti utili, seguendo una buona strategia

produci contenuti seguendo una buona strategia

Evita di farti sopraffare dall’ansia da prestazione. Studiare ti farà sentire più sicuro di te, senza doverlo necessariamente ostentare, eh! Se hai dei suggerimenti, sappi che non vedo l’ora di leggerli nei commenti. 🙂

Se non hai il tempo, tuttavia, perché non sei un marketer, ed evidentemente svolgi una professione diversa, che contribuisce già a rosicchiare buona parte delle 24 ore disponibili in un giorno, puoi sempre affidare il tuo budget ad un professionista serio.

In questo, MADD può esserti d’aiuto, sia operativamente, che per formare il tuo reparto marketing (quelle persone addette alla promozione aziendale). Rendi la tua azienda consapevole dei risultati rispetto agli investimenti fatti, e degli obiettivi ancora da raggiungere.

Ciò che otterrai sarà una crescita dell’impresa, culturale e poi anche economica. Nuovi obiettivi e strategie potrebbero essere esattamente ciò di cui hai bisogno per far volare il tuo business. Vuoi sapere se è così?

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